Recensione “Follia” di Patrick McGrath

Patrick McGrath

Follia

Ed. Adelphi, Milano 1998, L.28.000

Un romanzo ed una storia clinica, ed in questo secondo caso il titolo avrebbe potuto essere corredato dal sottotitolo “quando l’anima annebbia gli occhi”.

Patrick McGrath sembra conoscere a fondo il mondo manicomiale e le dinamiche perverse che possono riacutizzare conflitti psichici individuali, faticosamente compensati e che improvvisamente esplodono attraverso una passione perturbante.

Stella, moglie di uno psichiatra prossimo alla promozione professionale da tempo ambita, si innamora di un paziente detenuto-Edgar-ospite del manicomio per aver ucciso la moglie.

Il romanzo è ambientato sul finire degli anni ’50 in Inghilterra. Fin dalle prime pagine al lettore viene chiesto di prendere posizione, di schierarsi; ma l’abile scrittura neogotica di McGrath la rende una posizione mobile: dopo aver avvicinato le vicende matrimoniali di Stella, l’incapacità del marito Max a svincolarsi dalla dipendenza materna, lo scrittore indaga la passione amorosa che conduce alla follia, ed accompagna il lettore verso la comprensione dei moti dell’animo di Peter, terapeuta di Edgar ed amico di Max, marito di Stella.

Il compito che Peter si è dato è di curare Edgar, di aiutarlo ad utilizzare meglio le proprie esperienze e di porsi in relazione con gli altri in forme meno distruttive.

La passione coinvolgerà anche Peter, che nel desiderio di salvare Stella (o sé stesso?) prenderà anch’ella in cura. Il trasporto amoroso annebbierà la capacità clinica di Peter che non sarà più in grado di cogliere alcuni segnali del percorso patologico e distruttivo di Stella, parti integranti del disturbo mentale.

E’ parso interessante segnalare un romanzo di Mcgrath che descrive approfonditamente i due casi clinici di Edgar e Stella in una realtà manicomiale, all’interno della quale hanno ruoli sociali distinti, agli albori di una ricerca clinica e culturale che in Italia condurrà alla formulazione della Legge 180.

Questo testo narrativo solleva anche quesiti sul versante della tecnica analitica utilizzata in una struttura chiusa, sulla trasformazione del trattamento che da singolo diventa duplice e quasi di coppia; sulla trasformazione del ruolo di Peter da collega ad amico per giungere a prospettarsi come potenziale compagno di vita di Stella, e su quale relazione terapeutica resti possibile in un luogo connotato da un elevato controllo.

Risulta infine interessante per la ricerca clinica l’esperienza d’amore come manifestazione di un disagio che può divenire, come nel caso di Stella, espressione di una estrema vulnerabilità narcisistica che la condurrà alla morte fisica, non potendo più tollerare la sofferenza psichica.

                                                                                                                Pierina Melella

Pubblicato su IL SAGITTARIO n. 8 Dicembre 2000 AGE Reggio Emilia

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