di Pierina Dr.ssa Melella
Dario giunge in consultazione per comportamenti irrequieti, “sta diventando un bambino agitato, a scuola si agita” commenta il padre che da 3 anni fa i conti con un handicap fisico successivo ad un incidente automobilistico nel quale ha rischiato gravemente la vita. Dopo un lungo periodo trascorso in rianimazione ed un altrettanto lungo periodo di riabilitazione, è tornato a casa, con l’esito di una paraplegia. La mamma rafforza la prima valutazione relativamente a Dario “ penso che faccia fatica ad accettare le regole necessarie a casa e a scuola”.
Dario ha 10 anni, entra nello studio camminando goffamente e indossando scarpe da ginnastica che sembrano grandi rispetto alla statura, quasi scarpe che lo preparino all’imminente slancio puberale. Ha ciglia molto lunghe in un viso paffutello nel quale si staglia l’azzurro dei suoi occhi.
Al secondo appuntamento arriva tranquillo e chiede se la mamma può anche stare fuori ad attenderlo. Sistemata la sedia, resta seduto compostamente ed osserva la stanza e me, che mi accingo a conoscerlo.
Io: “Che cosa ti piace fare quando sei con qualcuno?”
Dario: ”Giocare! Tante volte, sai, mi chiedono di ripassare i compiti ma a me piace fare i giochi.”
Io: ”E quali giochi preferisci?”
Dario“Raccontare storie se gli piacciono….A te piacciono? Se sono da solo, allora gioco con Puffola”.
Mi dice che la sua cagnolina una volta aveva perso la strada…
E così si avvia il percorso di valutazione clinica con Dario. Egli quasi prendendomi per mano mi accompagna nella scelta del materiale, con i suoi racconti alle “Blacky Pictures” (G. S. Blum,1950) verso l’esplorazione del sintomo, verso la conoscenza del mondo interno, della sua capacità di strutturare relazioni oggettuali, e dei suoi conflitti attuali, per comprendere come il suo Sé sia sopravvissuto alle vicissitudini delle tappe evolutive precedenti. Il test, di cui riporto i contenuti narrativi di Dario, è composto da 11 vignette, ciascuna delle quali richiama una tappa dello sviluppo psicosessuale ed indaga le relazione oggettuali ed i meccanismi di difesa.
Le vignette rappresentano le avventure di un cagnolino, Blacky, e della sua famiglia composta dai genitori e da Tippy, una figura fraterna di incerta età e sesso.
Blacky è facilmente riconoscibile per il manto di colore nero.
Con i bambini si utilizzano spesso proiettivi aventi come protagonisti un animale inquanto il processo di identificazione ne risulta agevolato. Secondo G.S. Blum, il cane, pur essendo un animale familiare, permette un agevole processo di proiezione dei vissuti dei soggetti ai quali viene sottoposto il test.
Sappiamo poi dai contributi della psicoanalisi infantile che la latenza è caratterizzata dallo smorzamento post-edipico delle pulsioni istintuali e dallo spostamento della libido dalle figure parentali ai coetanei, ai gruppi della comunità, agli insegnanti, agli ideali impersonali, agli interessi inibiti nello scopo e sublimati, con manifestazioni fantasmatiche che mettono in evidenza la disillusione nei confronti dei genitori e la loro denigrazione ( vedi la costruzione del romanzo familiare con la fantasia di essere stato adottato). J. Novick e K.K. Novick (1991) sostengono che i compiti particolari, ai quali si è sottoposti dalla latenza- riconducibili alla internalizzazione dei controlli e delle fonti del piacere- pongono delle difficoltà in quanto il bambino “deve abbandonare oggetti e difese infantili, deve costruire delle difese, internalizzare i controlli ed accettare la responsabilità per una più ampia gamma di attività”.
La tappa preadolescenziale mostra invece il ritorno ad atteggiamenti e comportamenti precedenti che sono connotati da investimenti dove prevalgono relazioni con l’oggetto parziale. Prevale dunque una soddisfazione dei bisogni e del rapporto, relativamente ambivalente,oscillante tra il desiderio di tornare tra le braccia della madre ed il proporsi come l’unico uomo che sa proteggerla. Il soggetto acquisisce uno stile “autonomo” di attaccamento e risulta in grado di raccontare, in modo chiaro ed esaustivo, la propria esperienza passata a proposito delle figure di attaccamento e le modalità peculiari con cui tali esperienze sono state elaborate. Sappiamo inoltre che la funzione riflessiva è in stretto rapporto con l’attaccamento: il preadolescente che ha avuto un attaccamento sicuro può muoversi liberamente all’interno delle problematiche relative all’attaccamento. (P. Fonagy e M. Target,2001; M. Ammanniti,1990)
Inoltre alcuni comportamenti, tra cui anche l’irrequietezza -per cui giunge in terapia Dario- possono essere reazioni atte ad evitare un indebolimento del Sé che può trovarsi nel bisogno di far fronte alla separazione o la perdita delle figure di attaccamento. ( J. Bowlby,1973)
L’intervento psicoterapeutico con un preadolescente è reso ancora più complesso di quello con un adolescente in quanto ci si muove in quello spartiacque ridotto tra un’infanzia in via di superamento ed un’adolescenza non ancora avviata. Il gioco ed il linguaggio diventano scarsamente accessibili, in seguito al profilarsi della sessualizzazione del corpo e del pensiero, se non si apportano quegli aggiustamenti tecnici continui che la capacità di ascolto del terapeuta individua strada facendo (G. Crocetti, 2000).
Al termine di questo secondo incontro, Dario mi lascia un foglietto piegato in più parti segnalando che la scrivania traballa. In psicoterapia risulta importante che la relazione sia costantemente presente in maniera preconscia nel soggetto, che non l’abbia dimenticata da una settimana all’altra. Quando al terzo incontro Dario mi parla ancora di Puffola, la sua cagnolina, della cura che le ha rivolto allorché tornata a casa aveva una gamba rovinata, sottolineo che forse si stava preoccupando di come farcela a restare sano tra le difficoltà accadute al papà, al cane e la necessità che almeno dalla psicologa le gambe (del tavolo, della psicologa per andarlo a raggiungere!?) almeno quelle reggano. Possiamo parlare del disagio emotivo che lui ha vissuto durante la degenza del padre, dalla quale questi è uscito con un’invalidità permanente, dei pensieri che possono generare ansia e fare avvertire l’incipiente bisogno di muoversi, di uscire di classe e talvolta di uscire dalle regole. Al termine dell’elaborazione, nel tentativo di recuperare l’immagine interna del padre commenta “Papà è come noi, ma non è proprio proprio come noi”
Alla prima tavola del test proiettivo, che secondo una dimensione analitica esplora l’erotismo orale Dario racconta “ C’è Blacky e…sua madre, mi sembra che stia dormendo o sia morta o ferma e lui le sta prendendo il latte. Lui si sente bene ed è rilassato sta prendendo il latte, prima era affamato. “(“La vita del cane Blacky”)
Qui Dario segnala i bisogni di contatto corporeo, di sicurezza, che precedono la fase in cui comincia a costituirsi la relazione istintuale con l’oggetto. Tali bisogni possono sviluppare o meno la capacità di oggettualizzare la persona della madre all’interno di un mondo rappresentazionale mentalmente costituito. Questi bisogni pre-oggettuali sono i precursori dell’oggetto intero, attengono al processo di creazione del Sé, precedono il rapporto istintuale con l’oggetto stesso.
Alla seconda “Blacky si è arrabbiato ed ha strappato il collare della madre. Era infuriato, era in un prato, era agitato, grintoso e gli cadevano le gocce di sudore perché si era molto agitato, dato che la madre non gli voleva dare il latte o si era infuriato perché lei si era addormentata.” (“ La rabbia di Blacky”)
Alla terza “Blacky stava raspando forse perché stava cercando Tippy, la madre ed il padre. Forse erano scappati e lui non li trova.. visto che era tutto agitato e si muoveva e scodinzolava dalla rabbia.” (“ Solidarietà per Blacky”)
Alla IV “Adesso Blacky ha ritrovato la madre ed il padre che si erano nascosti e stavano facendo l’amore dietro un cespuglio e Blacky per gelosia è arrivato lì grintoso. Poi si accorge che non c’è Tippy. E’ con i denti fuori, ed ha i passi pesanti. Erano dietro ad un cespuglio perché non volevano far star male Blacky che vedendoli aveva un atto di gelosia per tutti e due. Poi non riesco a vederci altro!” (“La gelosia di Blacky”)
In queste tavole l’esperienza della pulsione distruttiva determina la qualità di esteriorità ed in questi brevi racconti emergono le tematiche che riaffiorano dopo il periodo di latenza.
Se è possibile collocare l’oggetto fuori dal controllo onnipotente di Dario, è possibile che egli arrivi a riconoscerne un’esistenza indipendente. Il riconoscimento delle diverse qualità dell’oggetto (buone e cattive) trasforma la sua condizione: dalla perfezione idealizzata ad una visione più realistica. Tale passaggio è protettivo per l’interezza dell’oggetto.
Alla V “Blacky si sta lavando, vedo che si lava le gambe in un prato, visto che si squassava anche..Questo è..e qua non ci vedo altro. Ha fatto cose che lo sporcano” (“Le pulizie di Blacky”)
Dario segnala in questo modo lo spostamento difensivo di desideri masturbatori, confermando come l’eccitazione sia la condizione essenziale dell’esperienza istintuale.
Alla VI “ Visto che qua c’è suo fratello…qualcuno ha lanciato un coltello per tagliare la coda e suo fratello era bendato. Allora lì Blacky, secondo me non stava bene, forse a piangere. Se gli tagliavano la coda, soffriva. Era brutto vedere tagliare la coda. Secondo me gli voleva tanto bene. Forse dopo, Blacky agisce e non riescono a tagliargliela e Tippy, quando Blacky gli toglie la benda era un po’ spaventato, secondo me, perché se gli avessero tagliato la coda..” (“L’importanza di Blacky”)
Ed ancora alla VII “Blacky sta indicando ad un cagnolino finto, un giocattolo, di andare via perché sennò Blacky scambiava il giocattolo per Tippy, e quindi si sarebbe arrabbiato e sarebbe stato lì ad assalirlo perché loro erano scappati e Blacky si era arrabbiato con tutti e 3. Sarebbe stato quel gioco lì a finire in un mare di guai con Blacky.” (“La delusione di Blacky”)
Qui Dario pare capace di descriverci il prototipo dell’esclusione, della solitudine: non già elaborata la separazione dalla scena primaria, egli è fragile, risuona ancora sulla base di queste tematiche.
Procedendo diventa sempre più evidente l’identificazione con il personaggio tanto da dover sottolineare, difensivamente ed a più riprese, che è solo il suo parere.
Alla VIII “ Dopo secondo me in questa scenata, Blacky ha avuto un atto di gelosia anche quando madre e padre coccolano solo Tippy e dato che erano andati via tutti e due i fratelli, si aspettava le coccole anche per lui e quindi ha avuto un atto di gelosia”(“Lo stupore di Blacky”)
Alla IX “Qui secondo me la coscienza di Tippy gli dice che si doveva essere pentito di quello che aveva fatto a quel giocattolo…se fosse stato suo fratello lo avrebbe trattato male, se fosse stato lì in quel momento. Allora lui piangeva e tremava e la coscienza di Tippy lo continua a sgridare “Cosa hai fatto!!?” (“La paura di Blacky”)
Dario sembra aver costruito il senso di colpa nella sua memoria emotiva (A. Seganti,1991). Se gli è possibile sentire la colpa, Dario ci indica che, attraverso l’evoluzione edipica, ha introiettato un’istanza super-egoica ed è in grado di svolgere un ‘esame di realtà.
Il Super-Io che come ci dice S. Freud è il mediatore tra l’Io e l’Es (1922).” In realtà spetta di norma al Super-Io il compito di vigilare sugli impulsi istintivi e di vagliarne l’accettabilità o meno da parte dell’Io, che è tenuto ad osservare i suoi divieti come un cittadino è tenuto ad osservare le leggi”. (E. Gaddini,1969)
Quando S. Freud introduce il Super-Io sottolinea “…non è però solamente un residuo delle prime scelte oggettuali dell’Es, esso ha anche un significato di una potente formazione reattiva nei confronti di quelle scelte. Il suo rapporto con l’Io non si esaurisce nell’ammonizione: “così devi essere (ovvero come tuo padre); ma contiene anche il divieto “Così non ti è permesso di essere, ciò significa che non puoi fare tutto ciò che egli fa, alcune cose rimangono una sua prerogativa. Allora possiamo dire con J. Chasseguet-Smirgel che occorre distinguere l’ingiunzione positiva come l’erede del narcisismo mentre quella negativa pare attenere all’erede del complesso edipico, il Super-Io.
Dario procede nelle fantasie strutturando il primo sogno del test: alla X “Blacky sta dormendo e sta sognando che era piccolo, sognava di essere un grande cane, forte e veloce come i cani da caccia, molto furbo da riuscire a fare tante cose che gli altri cani non riuscivano a fare, tipo salvare qualcuno in mezzo al fuoco oppure una persona che viene assalita da cani randagi o da altri animali che potrebbero fargli veramente male” ( “Il desiderio di Blacky”)
E per finire la tavola XI “Qua Blacky sta sognando di essere una donna da grande o di avere una fidanzata molto bella, con un fiocco rosa in testa, molto bella disponibile e gentile. Và a finire che da grande veramente trova la donna dei suoi sogni, che voleva avere e che ha sempre sognato” (“L’amore che prova Blacky per una cagna”)
Dario sta correndo un serio rischio di un arresto a modalità relazionali di tipo simbiotico, confortato com’è dall’idea della madre che il bambino accetti suggerimenti solo da lei e che solo a lei Dario confida come sta. In questi mesi la mamma è alle prese con una nuova gravidanza e lui le esprime comportamenti di particolare premura oltre a voler sedere nella poltrona insieme a lei quando vuole riposarsi. Dario allora sembra oscillare tra il desiderio di un progresso libidico e la possibilità di sostare in un’area ossessiva di attaccamento alla madre alla quale proporsi come oggetto parziale, restando attaccato alla mamma più di ogni altra cosa.
Eppure così facendo, la madre “agita” questo bambino che ne teme la disponibilità quale oggetto incestuoso.
S. Freud nel 1931 scriveva a proposito della sessualità femminile “Dove interviene la seduzione, questa disturba regolarmente il decorso naturale dei processi evolutivi lasciando spesso dietro ampie e durature conseguenze”.
D.W. Winnicott allo stesso tempo ci ha suggerito di riflettere sulla comparsa della regressione in pazienti non troppo malati “ Direi che nello stato di ritiro il paziente tiene il Sé, ma che se l’analista riesce a tenere il paziente appena questo appare, allora quello che avrebbe potuto essere un ritiro diventa una regressione. Il vantaggio di una regressione – come quella che ci mostra Dario- è che offre l’occasione di correggere un adattamento ai bisogni- che è stato inadeguato nel passato, cioè nell’assistenza offerta al paziente nella primissima infanzia. Per contro lo stato di ritiro non reca nessun vantaggio quando il paziente esce da questo stato, non è cambiato.” (1954)
Così pur di non essere “infelice e castrato”, Dario pare aver individuato l’azione dell’agitarsi, dell’irrequietezza come lenimento auto-protettivo.
Quando rifletto con lui sulla data del colloquio successivo mi ricorda che in quella settimana cade la ricorrenza del suo compleanno ed aggiunge “sono nato lo stesso giorno in cui è nato papà…E’ stata proprio brava la mamma… è il più bel regalo che potesse fare a papà!!” Quando replico che non sarò capace di fare cose così grandi, lui con fare bonario aggiunge “Tu mi puoi aiutare a capire”.
Allora se Dario ha smesso di restare all’ascolto di favole – narrate da altri che lo facevano riflettere – attraverso la consultazione e l’accoglimento della terapeuta, ha potuto egli stesso narrare: si sono potute ricollegare le emozioni stimolate dalla sua storia traumatica, ascoltando le esperienze passate e la loro influenza sul presente.
Si sono potuti sviluppare processi di risignificazione e di riflessione, riaprendo così la dialettica tra immagini ed emozioni, dialettica importante per sbloccare una creativa vitalità.
In questo modo la storia, trasformata dalla relazione terapeutica, ha potuto permettere il ridepositarsi e lo strutturare quella continuità mitica che è alla base del senso di identità (A. Ferro,1992) e probabilmente di quella coerenza e continuità della identità nel tempo, di quella continuità del medesimo che P. Ricoeur definisce mémeté (1990).
Bibliografia
Ammanniti M., Candelori C. ed altri (1990) “I.A.L.: Intervista sull’attaccamento nella latenza”, Roma (non pubblicata)
Bowlby J. (1973) “Attaccamento e perdita II: la separazione dalla madre” Boringhieri
Blum G.S. (1950) “The Blacky Pictures: A tecnique for exploration of personality dynamics” (Psycol. Corp.,1950; traduzione italiana O.S. 1970)
Chasseguet-Smirgel J.(1991) “L’ideale dell’Io” Raffaello Cortina Editore
Crocetti G. (2000) ”Psicopatologia delle condotte infantili e tecniche di intervento psicoterapeutico” Bologna (C.I.Ps.Ps.I.A., non pubblicata)
Ferro A. (1992) “La tecnica della psicoanalisi infantile” Raffaello Cortina Editore
Fonagy P., M. Target 2001) “Attaccamento e funzione riflessiva” Cortina Editore
Freud S. (1931) “Sessualità femminile” OSF vol. XI Boringhieri Editore
Novick J., Novick K.K. (1991) “Some comments on masochism and the delusion of onnipotence from a developmental perspective” J. of Am. Psychoan.Ass.,n.39
Gaddini E. (1969) “On imitation” Int.Journalof Psycho-Anal.,n.50,pp.475-484; traduzione italiana ne “Scritti” Raffaello Cortina, 2002
Ricoeur P. (1990) “Soi-méme comme un autre” in “Ricordare, dimenticare, perdonare. L’enigma del passato” Il Mulino Editore, 2004
Seganti A. (1991) “La formazione del sentimento di colpa nella memoria affettiva” Rivista di Psicoanalisi n. 1
Winnicott D.W. (1954) “Withdrawal and Regression” Revue Française de Psychanalyse XIX/1-2; traduzione italiana, ne “Dalla Pediatria alla psicoanalisi” Martinelli, 1975
(Pierina Dr.ssa Melella; Psicologa-Psicoterapeuta -Reggio Emilia; Convegno C..I.Ps..Ps..I.a., Bologna 11 Marzo 2005)